Le Salamelle's Blog

Chi mi conosce sa che adoro organizzare eventi… che siano pranzi, colazioni, aperitivi, feste di compleanno, gite, sorprese, vacanze, fiere non importa, l’importante e’ organizzare qualcosa che mi permetta di scoprire luoghi, conoscere persone e passare del tempo in compagnia🙂
Poi da quando abito in Svizzera, non perdo mai occasione per recuperare volantini o brochure di citta’, laghi, montagne o eventi, per scoprire e far scoprire ad amici/colleghi e agli ospiti che ci vengono a trovare dall’Italia, le bellezze del territorio elvetico.

Ed e’ cosi che, durante una sosta nel nostro consueto viaggio Zug-Abbiategrasso, scovo un volantino con disegnata una simpatica marmotta (il mio animale preferito) che recita “Mangia e cammina sugli alpi – edizione 2016”. Potevo lasciarlo li’?!!? Ovviamente no!!!!
E per convincere Zazza, uomo di mare che ha bisogno di appetitosi obbiettivi per cimentarsi nelle mie amatissime imprese montanare, mi basta solo descrivere la corsa con 3 concetti chiave : 8,5km, 600 mt di dislivello (ehm… in discesa) e “enogastronomica”.
Ci iscriviamo quindi senza esitazioni, prenotiamo il pernottamento vicino al punto di partenza e blocchiamo il weekend nel nostro Google Calendar! E viaaaa

I mesi passano veloce e giunge il fatidico weekend del 6-7 agosto, il nostro primo nel Canton Ticino! Terra a noi finora sconosciuta, o meglio conosciuta solo attraverso gli “Svizzeri” di Aldo Giovanni e Giacomo, dove ci sembra di vivere in una favola: si parla la nostra lingua, ma si paga in franchi! Incredibile!!!

Per non appesantirvi troppo, sorvolo lo squisito pranzo del sabato nel Caseificio del Gottardo (http://www.cdga.ch/) e anche la gustosa cena della sera presso lo Chalet Stella Alpina (http://www.chaletstellaalpina.com/) e vi racconto direttamente la paradisiaca domenica mattina:
Giornata splendida, senza nemmeno una nuvola e con un cielo cosi azzurro che non si riesce a staccargli gli occhi di dosso!
Sveglia 7.15, veloce colazione nello chalet (era gia’ pagata, non potevamo saltarla!!) e poi viaaa verso il pullmann che ci portera’ a 2.200 mt, alla vera partenza della camminata.

E li’, tra le caprette al pascolo, ci danno il braccialetto di riconoscimento per accedere ai vari punti ristoro e un bellissimo cappellino in paglia (avrei voluto vedere l’immagine dall’alto delle migliaia di camminatori col cappellino sparsi nella Valle Bedretto!). E ovviamente c’e’ la prima sosta: la COLAZIONE.
Pane, burro, marmellata, miele, pastafrolle tipiche della zona, yogurt locale, latte appena munto, formaggio, caffe’ e bevande calde.
Facciamo il pieno di energie e alle 8.30 inizia la nostra impresa alla scoperta della Valle.

Dopo 50 min giungiamo alla prima sosta culturale (eh si, non e’ solo una camminata enogastronomica, e’ addirittura culturale!!!), dove i volontari della Pro Loco ci mostrano i bellissimi minerali e le rocce tipiche della valle.
Ripartiamo dopo un po’ e dopo aver fatti altri 60 minuti di cammino, giungiamo all’Alpe Formazzora dove abbiamo una visione idilliaca: le signore del ristoro ci mettono al collo una bustina gialla con disegnata la marmotta-logo della manifestazione e all’interno della bustina c’e’….udite udite….. un bicchiere da degustazione!
Oh oh…. il gioco si fa interessante! E’ il momento dell’APERITIVO (e sono solo le 10.15….)
Piattini con assaggi vari di formaggio locale ci aspettano insieme a bicchieri di vino bianco o rosso, da degustare con tutta calma seduti sotto al tendone. E non solo! Se conservi il piattino, puoi ripresentarti al bancone per il secondo giro di formaggi (e per ehm…il secondo di vino)! Fantastico!
In questo paradiso notiamo – e fotografiamo – anche una soluzione logistica adatta per la Salamellando (cercate nelle foto qui sotto). Come vedete, non e’ tutto cibo e alcool…. In realta’ siamo qui per studiare le metodologie e gli usi e costumi svizzeri!😉

Dopo una luuunga sosta, lasciamo la paradisiaca Alpe e ripartiamo (ovviamente con la bustina gialla e il bicchiere al collo) alla volta della prossima, lontanissima tappa…. 5 min e siamo all’Alpe dove ci aspetta la sosta (per fortuna) culturale su flora e fauna della zona. Splendide foto di marmotte, stambecchi, uccelli, volpi, lupi etc ci attendono insieme all’autore, che ci illustra le bellezze della sua valle (e ora non mi resta che vedere una marmotta svizzera dal vero!!!).

MA dopo la sosta culturale vuoi non rifocillarti un po’?!?!?!?? Ed e’ cosi’ che dopo forse 20 min di cammino, arriviamo al secondo APERITIVO a base di salumi della valle. Stessa sinfonia: primo piatto di salumi gia’ pronto e poi puoi chiedere il bis, oltre ovviamente a scegliere tra vino rosso o rosato. E in piu’, c’e’ l’accompagnamento musicale.
Non c’e’ che dire, l’organizzazione e’ superlativa!!!

Ripartiamo rotolando dopo questa faticosissima e impegnativa sosta, e dopo 15 min giungiamo alla nuova area bimbi – orgoglio della valle – con giochi spettacolari e accoglienti sdraio per far riposare le stanche membra dei genitori.
Non avendo prole da usare come scusa per la sosta, proseguiamo consapevoli che piu’ gente rimane all’area giochi, piu’ cibo ci sara’ per noi al ristoro finale!!!

Ed eccoci al traguardo, dopo altri 45 min di cammino!! Un gonfiabile segnala l’arrivo e il profumo della POLENTA ci accoglie. Ce l’abbiamo fatta!!!
Eh si, il menu prevede polenta e spezzatino (morbido, che si scioglie in bocca). Porzione abbondante, ma non e’ l’unica! Puoi fare il giro tutte le volte che vuoi!! (e considerando che il ristoro e’ attivo dalle 12.30 alle 17.30, ne hai di giri da fare..)
E le sorprese non finiscono qui… andiamo al bancone delle bevande, chiediamo della birra alla spina e…. scopriamo che anche le bevande (alcoliche e non) sono gia’ incluse nel prezzo della camminata!!!!!!
E come se non bastasse, vediamo un cartello con delle frecce: una indica “corsia DIGESTIVI” e l’altra “corsia PASTICCERIA”. In entrambe puoi fare ovviamente quanti giri vuoi e assaggiare delle prelibatezze fatte in casa.
Ma e’ il paradisoooooooooooooooooooooo

Ed e’ cosi’ che dopo un piatto (si solo uno) di polenta e, non ricordo quanti, piatti di dolci, birre, caffe’ e digestivi, si conclude la nostra giornata alla scoperta della Valle Bedretto.
Che dire, e’ semplicemente fantastica!!!
A parte le battute, e’ una bella valle verdeggiante, con tanti percorsi naturalistici (non solo in discesa) dai quali si possono ammirare le splendide cime che racchiudono la valle.
Se consideriamo poi l’accoglienza degli abitanti, beh e’ decisamente un posto dove tornare!

Se volete iniziare a informarvi e a farvi venire l’acquolina in bocca, visitate il sito http://mangiaecamminasuglialpi.jimdo.com/ o guardate le nostre foto qui sotto.

Noi ci prenotiamo per il 2017, chiunque voglia aggregarsi e’ piu’ che ben accetto😉
E perche’ no, penso la proporro’ come trasferta salamellosa il prossimo anno: e’ una bella gita da fare con tutta la famiglia, e’ vicina e perfetta per il weekend (2 ore di auto/treno da Milano, che in extremis si possono fare anche in giornata), ha un ottimo rapporto qualita’/prezzo (50 chf) ed e’ caratterizzata decisamente da uno spirito salamelloso dirompente.

Grazie Valle Bedretto e grazie amica Marmotta… sei definitivamente il mio animale preferito!!!🙂

Ammetto che sono partito per la via Francigena solo per fare un test in vista del Cammino di Santiago, da affrontare il prossimo anno (spero che Danilo, di cui parlerò più avanti, non lo venga a sapere, altrimenti si arrabbia): tra i 4 e i 6 giorni per valutare il contenuto dello zaino, la mia resistenza fisica e mentale, l’organizzazione delle giornate, i costi da affrontare.

Invece è stata un’esperienza a tutto tondo, valida in sé stessa, intensa, sorprendente ed appagante.

E certo non sminuita dall’incompiutezza del cammino e dalla brevità del tempo.

Anzi, la prima sorpresa è stata scoprire che molti camminatori iniziano il percorso della via Francigena consapevoli di doverlo interrompere ad un certo punto per riprenderlo l’anno dopo, dal punto dove erano arrivati, infine concludendolo anche in tre anni diversi.

Soprattutto le limitazioni dovute alla disponibilità dei giorni di ferie crea questa situazione. Ma non è un impoverimento. Anzi, questo consente di vivere in modo più esteso nel tempo l’esperienza, di aspettarla e programmarla più a lungo e quindi di renderla presente di più, a sé e agli altri (familiari, amici e colleghi), al punto che a volte l’anno dopo qualcuno si aggiunge, convinto da un entusiasmo che la distanza di un anno intero non ha scalfito minimamente.

Ignaro di tutto ciò, sono partito in treno per Mortara, da dove ho mosso i miei primi passi sulla via dei pellegrini medievali che da Canterbury porta a Roma e dopo 5 giorni sono arrivato a Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, stanco – non c’è dubbio – ma soprattutto contento delle persone incontrate e dello stile di semplice ed immediata condivisione che caratterizzava tutti.

È stato un crescendo.

Il primo giorno sono sempre stato da solo, da Mortara fino a Gropello Cairoli, se si esclude il fugace passaggio di un ciclista che mi ha superato poco prima del santuario della Bozzola e con il quale ho parlato per 3 secondi. Però a Gropello ho avuto la fortuna di conoscere Giovanna, la proprietaria di un b&b, che si è mostrata di una cortesia così sorridente e generosa da ripagare della solitudine e della fatica patite, soprattutto a causa di un sole implacabile.

Il secondo giorno, conclusosi a Belgioioso, ha visto il primo incontro: Alberto, di Bergamo, al suo secondo anno sulla Francigena e già esperto di Santiago de Compostela, con il quale mi accompagnerò per 3 giorni.

Il terzo giorno, una sorpresa insperata: Grazia ed Antonio, due persone incrociate per caso in un paese, Camporinaldo, ci invitano a pranzo a casa loro: un semplice piatto di pasta, dicono, ma sono due ore di chiacchiere, sorrisi e racconti che illuminano la giornata ed allargano il cuore.

Quella sera, poi, organizziamo il passaggio del Po in barca insieme con altri 3 pellegrini, 2 di Inverigo più Olivier, un francese, conosciuti nell’ostello di Orio Litta. Mi dipingono il barcaiolo come un novello Caronte, burbero e imprevedibile, con il quale prenotiamo il trasporto per il mattino dopo.

Danilo, il barcaiolo, si rivela un personaggio unico ed inimitabile, assolutamente da conoscere, intenso e sanguigno ma come per scherzo, di una vitalità eccezionale: non possiamo esimerci dall’essere ospiti a casa sua per un caffé che dura due ore e non possiamo che concordare con lui che il transitus Padi fatto con la barca non può essere descritto come una variante al percorso a terra, che arriva a Piacenza tramite un ponte (come fa una guida italiana): senza Danilo manca qualcosa di insostituibile.

Questo incontro ci lascia una traccia di entusiasmo indelebile.

Ma, attenzione! All’imbarco sul Po si presentano anche altri 3 pellegrini, partiti molti km indietro alle 4,30 della mattina, e due di questi, Matteo e Alessandra, sono di Abbiategrasso, mentre la terza, Laura, è di Busto Arsizio.

L’intera giornata e quella successiva servono per conoscerci e per scoprire di condividere i tanti motivi che rendono uniche ed entusiasmanti queste esperienze. Come ha detto Matteo, è come se la vita intera fosse contenuta in questo cammino, ma una vita più viva.

Altri pellegrini, per lo più in bici, ho e abbiamo incontrato, una coppia in tandem, uno con la chitarra sul portapacchi. Ciò che ci ha immediatamente accomunato è l’augurio che vale per tutti:

“Buon cammino!”

Domenica 19 giugno 2016: é stato il giorno della mia prima competitiva…

Le Dieci Miglia del Castello sul lago di Endine. É tanto che corro ma questa é la prima volta che corro con un chip addosso che mi terrà un tempo ufficiale. Finalmente io e Graziano coi turni riusciamo a prenderci due giorni per noi e a correre insieme. Avevo proposto la corsa anche alle Salamelle ma non avevo riscosso molte adesioni. “Peccato!” penso!
Poi la domenica, poco prima della partenza leggo sulla pagina delle Salamelle incitazioni, selfies e auguri per la corsa e penso “cavolo, si sono ricordati, che carini!!!” e mentre sto pensando se ce la farò a fare i miei primi 16km competitivi, da dietro una macchina eccoli sbucare gridando “SORPRESA!”…Ambross, la Cla, il Segretario, Barbara, Veró, Giorgy, Claudio Key, il Bomber, Frog (e solo al ristorante saprò che ci sono anche consorti, figli e fidanzati che in quel momento stanno passeggiando al lago!).

Quando li vedo, subito dopo un momento di incredulità e sorpresa, scatta la commozione con un lungo abbraccio ad Ambross. Non potevo crederci. “Non potevamo lasciarti mica da sola…!”. Ecco, quelle parole mi sono tornate indietro come un boomerang. I primi chilometri sono per me davvero difficili perché quella frase risuona nella mia testa come un gong e mi fa ripercorrere gli ultimi mesi. Quella per me non é solo una gara ma un segno di rinascita.

Pochi mesi prima, il 20 novembre, mi hanno tolto con un intervento di 6 ore una neoplasia cerebrale. Fa paura solo a scriverlo o a dirlo. Ricordo ancora che quando io e Graziano siamo entrati nello studio del mio (amato) neurochirurgo (mentre mia mamma con non so quale angoscia ci aspettava fuori) questo ci ha spiegato in cosa consistesse l’intervento.

Io ho ascoltato in silenzio tenendo la mano a Graziano e quando alla fine mi ha chiesto: “Hai domande?” tre sono state le cose che ho chiesto:
1. Complicanze? Risposta: che non riesci più a usare bene il braccio sinistro.
2. Devo tagliarmi i capelli? Risposta: sta a te decidere.
3. Potrò tornare a correre? Risposta: vedremo, col tempo.
Diamine, proprio su questa non mi dà nessuna certezza?

In quei momenti avevo bisogno di pensare che sarei tornata alla mia vita normale perché in pochi giorni, dopo una tac e una risonanza, la mia vita “normale” non c’era più, niente era più come prima. L’intervento riesce, i capelli li ho rasati, le complicanze fortunatamente non arrivano e io inizio una lunga e a tratti dolorosa convalescenza dove le indicazioni mediche sono chiare: riposo e niente emozioni forti. Stai tranquilla a letto ed evita di agitarti. E certo, pare facile.
Ma sono una brava paziente. Ed eseguo. Le giornate in ospedale passano veloci grazie alla mia famiglia che mi sta vicino ma quando la sera vanno via tutti e il buio cala, io mi ritrovo da sola. E ho paura. Le ore non passano. Guardo continuamente l’orologio. Non posso nemmeno accendere la TV perché non voglio svegliare la mia compagna di stanza. E allora rileggo i messaggi che mi sono arrivati sul cellulare o su Facebook, in privato. E molti di queste sono delle Salamelle. Io questo me lo ricordo e me lo ricorderò per sempre. Perché queste persone che fino a qualche anno fa neanche conoscevo, adesso ci sono in uno dei momenti più brutti della mia vita.

Capisco che essere una Salamella non é solo indossare una maglietta verde alle corse ma é un modo di essere. Semplice, genuino, sano. Un vero orgoglio per me.
Queste Salamelle mi hanno aspettato e quando sono tornata mi hanno stretto in un forte abbraccio che mi ha portato a correre i miei primi 16km! In quando tempo? Non lo so. Neanche me lo ricordo. E neanche mi interessa. Mi ricordo solo che all’arrivo erano lì ad aspettarmi e poi io insieme a loro ho aspettato le Salamelle che mancavano. E mi ricordo che quando ho visto quel gonfiabile mi sono commossa perché ce l’avevo fatta. E non da sola.

Questa é la forza di un gruppo: aspettare chi rimane indietro e tifare per chi ti sta davanti.
Ora non mi rimane che fare i miei controlli sperando che “quell’arancia” non ricresca nella mia testolina e so che a ogni controllo dovrò “combattere” contro l’ansia ma sono anche certa che correre con le Salamelle sia un bel modo per non pensare. O per lo meno, per pensare meno.

Grazie ancora Salamelle. La mia rinascita é anche merito vostro.

Per l’Assemblea di venerdi scorso avevo preparato un breve discorso e alcune slides. Alla fine, nel corso della serata, ho deciso di non utilizzarle perche’ avevo gia’ detto abbastanza e non volevo annoiare ulteriormente la platea con le mie parole.

Vorrei pero’ utilizzare il blog come spazio di condivisione per due pensieri:

  • in preparazione all’Assemblea mi sono domandata “Quali parole mi vengono in mente quando penso alle Salamelle?” e, utilizzando il sito http://www.abcya.com/word_clouds.htm ho creato la mia “nuvola di parole” (word-cloud) salamellosa.
    Come funziona? Se scrivete l’elenco di parole che vi vengono in mente, il sistema creera’ la vostra cloud, posizionando in modo casuale le parole e dandogli un peso/dimensione anch’esso casuale.
    Trovo sia un modo carino e divertente per scrivere quello che ci passa per la testa e per ricordarci cosa/quanto significhi per noi qualcuno, qualcosa o un luogo..etc..
    Se vi va, create la vostra cloud salamellosa e condividetela sul blog o su FB🙂
    Interessante (e motivante) per me e’ stato vedere che nella mia cloud salamellosa la parola scritta a caratteri cubitali e’ risultata essere “INSIEME”.

    Guaz_cloud

 

  • l’ultima slide del mio discorso conteneva due delle foto piu’ rappresentative (per me) dell’essenza salamellosa. E sono queste, che non hanno bisogno di troppi commenti:Picture1IMG-20160404-WA0000

 

Un abbraccio,

Guaz

 

ps: perdonate accenti e apostrofi sbagliati, ma con la tastiera in crucco ho solo la Umlaut a disposizione😦

Oggi è il 22 Maggio, e stai per correre la tua gara obiettivo di quest’anno.

Hai scelto di correre il Trofeo Parco delle Groane di Garbagnate, Ambro dice che se fai i 16 ti porta al traguardo….sarà la tua distanza più lunga e ti senti come un maratoneta alle Olimpiadi.

Le Salamelle non sono presenti come Gruppo, sono sparse nelle mille corse che la stagione offre per soddisfare gusti ed esigenze di ciascuno.

Ma Ambro è venuto come ti aveva promesso, e con lui anche Barbara, Stefania e Graziano. Grazie a tutti voi!!! Tu, Ambro e Barbara farete i 16 mentre Stefania e Graziano hanno scelto i 12. Si parte. Ti senti bene e l’obiettivo è arrivare in fondo, anche se in testa da qualche giorno ti gira il pensiero di stare sotto i 100 minuti.

I primi 2 Km sono difficili per la strettezza della ciclabile che costeggia il Villoresi, e alcuni ciclisti in contromano purtroppo non aiutano.

Ma al 4’ il percorso si allarga e la falcata può stendersi un po’.

Sono i luoghi della tua infanzia, mentre corri mostri ai tuoi compagni quella che è stata la tua Scuola Materna come se fosse un monumento di interesse culturale. Sul percorso ad ogni km è legato un ricordo.

Al 5’ si gira a destra, inizia lo sterrato e si corre come in una campestre, è il terreno che ami di più.

Qualcuno di quelli che superate si lamenta perché ancora non si vede un ristoro. Non puoi dargli torto ma oggi non sarà questo a guastarti lo stato d’animo.

Fra salite inaspettate a chi non è della zona e passaggi all’aperto in pieno solo da togliere il fiato scorgete il ristoro al 7’. Vi fermate qualche minuto in più del necessario per vedere se arrivano Stefania e Graziano, vi salutate felici e dopo un veloce confronto sulle condizioni di ciascuno ripartite, anche se il beneficio della pausa svanisce troppo in fretta.

Al 9’ ti spaventi vedendo il percorso compiere una U nei prossimi 2km, in pieno sole. Fino a quel punto ti sei fatto portare, Ambro e Barbara hanno chiacchierato parecchio fino ad ora, tu li hai ascoltati volentieri ma come sempre non sei di compagnia durante la corsa, abituato a correre da solo e non a fare gare di alcun tipo.

Prendi l’iniziativa e provi a forzare, ti senti veramente bene. Presi di petto, il sole e questo dritto così lungo fanno meno paura.

Al 13’ senti un fastidio ad un fianco, sarà la milza? Il fegato? Chissà perché non ti ricordi mai da che parte è uno e da quale è l’altra.

Il fastidio rimane ma arrivate comunque al secondo ristoro del 14’, questo in effetti lo hanno messo un po’ troppo in là.

Vi fermate solo pochi minuti, ripartite e adesso pensi che alla fine ci arrivi, piuttosto strisciando.

Non ce ne sarà bisogno. Arrivate tutti e tre in parata, felici, stanchi, chiudete in 1h e 42m quelli che alla fine sono stati 16km e mezzo. Obiettivo raggiunto, stato d’animo euforico.

Oggi è il 31 Maggio. Il dolore al fianco si è ripresentato, più forte ed insistente, alla fine insopportabile. Il medico ti visita e dice appendicite, se arriva la febbre vai subito in Pronto Soccorso, altrimenti un antibiotico può bastare.

Dopo 2 ore hai 38 e mezzo. Dopo l’accettazione, gli esami del sangue, diverse visite ed un’ecografia decidono per il ricovero. Al mattino ti svegli e ti dicono che purtroppo l’appendice è da togliere, si rischia la peritonite. 40 minuti di intervento, dopodomani sei a casa.

L’intervento dura 5 ore, ti svegli e la prima cosa che vedi sono le porte scorrevoli dell’unità di terapia intensiva. È il panico. Passato l’effetto del valium, il chirurgo prova a spiegarti che tutte le tue paure sono comprensibili ma non sono giustificate, non era un appendicite ma nemmeno quello che temi tu.

Passi la serata con Mari al tuo fianco, lei forte decisa e pronta come sempre quando serve, passi la notte da solo senza riposare, in uno stato di semi incoscienza che non ti impedisce comunque di pensare.

Nei giorni seguenti, i sentimenti più impensabili fanno capolino dalla porta della stanza, nei visi e nei sorrisi di familiari presenti per dovere, amici lontani accorsi appena lo hanno saputo, altri che vengono a darti forza, chi non c’è è in giro con tua figlia, nel tentativo di distrarla e tenerla lontana da questo posto non adatto ai bambini. Vengono a darti il loro affetto persone che non avresti mai immaginato, come sempre mancano all’appello altri, ma ancora una volta, non lascerai che sia questo a guastarti lo stato d’animo.

Ti dimettono dopo 9 giorni con 33 punti sull’addome in 5 cicatrici diverse.

40 giorni senza fare sforzi

Un’estate senza correre

Poi succede che riparti, che lentamente riesci a riprendere il passo della vita di tutti i giorni, e pensi che i prossimi obiettivi saranno più modesti, ma non per questo meno impegnativi, sempre comunque gratificanti.

Poi succede che una mattina, dopo il rientro al lavoro, mentre ancora ti stanchi a fare un piano di scale, si avvicina Ambro e ti passa una maglietta tecnica, arancione, con cui ha corso Domenica.

Sai che valore ha quella maglietta per lui e per molti altri, sei sorpreso ma felice ed orgoglioso che voglia darla a te.

La indosserai alla prima uscita alla fine dell’estate, la indosserai nella gara obiettivo dell’anno prossimo.

PS: Un grazie a chi ha corso con me quella Domenica, un grazie a chi ha voluto portarmi il suo calore, in alcuni casi sfidando le ire della caposala, entrando in reparto fuori orario e portando vera comicità in una mattinata di pensieri grigi. Grazie ad Ale e Ambro per quel Sabato mattina, non dimenticherò mai le risate di quei 10 minuti.

Grazie anche a Marco, medico che sa usare le parole oltre al bisturi e corridore di mezze maratone.

E grazie infine a chi è arrivato alla fine di questo scritto e alle Salamelle per avermi ospitato in questo spazio, e per permettermi di indossare la maglietta verde anche solo una volta l’anno.

 

Niki

Ci sono delle volte in cui una persona alla sera ripensa a quanto accaduto durante la giornata e dice “che pessima giornata” altre invece che pensa “ma che bella giornata”.

Oggi per alcuni di noi è stata sicuramente una bella giornata.

Ci siamo trovati ad Endine per correre la 10 Miglia del Castello.

Le previsioni non erano delle migliori ma nonostante questo eravamo presenti.Si perchè volevamo e dovevamo essere presenti alla corsa con Stefania e Graziano due salamelle che potrei definire DOP (certo non puo’ essere l’ex segretario a dirlo vista la sua breve anzianità ma consentitemi di poterlo dire).

A capo della organizzazione di questa giornata due menti fini quali Barbara e Giorgy.

Ci siamo trovati in 8 ed abbiamo voluto correre questa corsa insieme a loro.

Ci sono corse e corse ma questa delle 10 Miglia del castello ha un significato importante.

La potremmo comparare alla nove colli che si corre tra il sabato e la domenica e consta di ben 200 km. Potrà sembrare un paragone non corretto (…. ma come 10 miglia con 200 km … ma che dici…) ma dovreste pensarla in questa occasione non solo come una corsa di distanza fisica e reale ma anche una corsa psicologia per un ritorno ad una vita “normale”.

Comunque bando alla ciance. Alle 7,30 una prima salamella si appostava vicino ai bagni chimici (litigando con il parcheggiatore sulla distanza da mettere tra la sua auto ed i bagni).

Alle 8,30 un secondo gruppo di salamelle si perdevano per il paese di endine (chiamata pattuglia storica della polizia con alfetta anni 70 li riportavano sulla retta via) ed alle 8,40 circa tutte insieme vicino al gonfiabile si ritrovano.

Dopo aver recuperato i pettorali si appostavamo dietro una macchina per gridare un “sorpresa alla stefania”. Si stefania aveva programmato questa corsa già da tempo. Aveva anche fatto un invito su FB a cui aveva risposto solo claudiokey. Le altre salamelle (barbara ambro giorgy e frog) avevano deciso di andare ma bramavano riuscire a tirare anche altre salamelle. Nel vederci Stefania è stata presa da una forte emozione (anche il proprietario dell’auto dietro cui ci eravamo nascosti ha avuto una forte emozione in quanto ha capito che non eravamo interessati alla sua vettura ma ad altro).

Parte la corsa e le salamelle come al solito si distinguono sul percorso della per le loro notevoli qualità.

Arriviamo al traguardo uno dopo l’altro e chi sta giungendo viene incitato dalle altre salamelle che avevano già terminato. Alla fine ci troviamo tutti vicino alla linea del traguardo e vicino allo speaker che commenta sul ASD Salamelle “Ecco vediamo che ci sono anche le ASD Salamelle nutrito gruppo podistico della provincia di Milano…cosa fate aspettate altri compagni?” ci chiede e noi rispondiamo di si che ne manca ancora uno. Lo speaker risponde “eh già le salamelle migliori sono sempre le ultime”. Tutti annuiamo alla frase dello speaker ma non facciamo in tempo a commentarla quando entra nel retilineo la salamella ancora mancante. La incitiamo e con noi si aggrega anche lo speaker…..Risultato … mai visti correre così veloci i 100 metri…(forse solo a bolt).

Foto di rito doccia e poi meritato pranzo.

Potrei continuare a commentare nei minimi particolari quello che accaduto ma potete anche immaginarlo.

Una bella giornata senza tanti fronzoli e con la voglia di voler stare insieme a stefania e graziano.

Posso solo concludere con un grazie a stefania e graziano per averci dato questa possibilità e un grazie alle altre salamelle per aver condiviso questo momento.

 

  1. Ciccia ma se non volevi venire potevi utilizzare la scusa classica “… non parte la macchina … oppure ….non si apriva il cancello del box…oppure … ho lasciato la ruota in latteria…non so come ma le mie chiavi aprono l’auto del mio vicino….”

 

Quando il centro di Firenze ti accoglie con il sole di primavera, lo fa con il botto. Arrivare in Piazza del Duomo, e venire sferzati dalla bellezza del Battistero di San Giovanni, della Cattedrale di Santa Maria del Fiore e del campanile di Giotto lascia senza parole.
Noi ci presentiamo per una breve visita, la città la dobbiamo lasciare subito per le colline ed arrivare a Faenza. Questo prevede il percorso della 100 km del Passatore, gara storica giunta alla sua 44ma edizione.
Siamo in circa 3000 e stoniamo nel clima elegante delle vie del centro, cerchiamo l’ombra ed un relax impossibile, molti di noi sanno cosa li aspetta, altri sono alla loro prima esperienza.
Via Dei Calzaiuoli è piena, bloccata da noi che aspettiamo il via, una liberazione dall’attesa.
Lo sparo ci lancia attraverso le via del centro in direzione Fiesole. Saliamo le colline sopra Firenze in un caldo minaccioso, si cerca di evitare il sole mentre si corre. Qualche fontanella, una canna dell’acqua offerta da qualche fiorentino generoso, i primi ristori assiepati, sono le immagini impresse nella mente. Il contrasto tra la bellezza che ci circonda e la fatica della salita creano un cortocircuito stimolante, che fa sentire vivi.
Dopo Borgo San Lorenzo il saliscendi si fa più dolce e ci porta verso la salita principale, quella della Colla di Casaglia, che sale a oltre 900 metri di quota. Siamo solo al quarantesimo chilometro.
Le nostre preziose assistenti (e mogli), Anna e Fulvia ci aspettano nei dintorni. Un cambio veloce di maglietta, qualche indumento in più per la notte imminente, la frontale, il lampeggiante di sicurezza, le borracce riempite di nuovo, e si riparte.
La salita della Colla è graduale come il sopraggiungere della notte. I tanti che camminano, i pochi che decidono di correre anche in salita, il passo attende tutti. Quando arrivo in cima re Giorgio Calcaterra è in dirittura d’arrivo a Faenza…
Il corteo degli accompagnatori in bicicletta, in auto e altri mezzi variopinti è imbottigliato sulle stradine di questo passaggio dalla Toscana alla Romagna, in alcuni punti si deve zigzagare quasi.  Noi ci rifocilliamo ed affrontiamo la lunga discesa. L’aria si fa via via più fresca. Le gambe non sono subito d’accordo con il cambio di lavoro salita/discesa, ma si devono adattare, glielo facciamo capire. A questo punto il paesaggio è notturno, ma s’intuisce che le valli cominciano ad aprirsi. I profili degli Appennini intorno fanno sentire la presenza di qualcosa di sereno e silenzioso. In questa fase della gara, quando ancora ci attende la seconda metà del percorso, questa presenza è un aiuto importante, un toccasana. Contribuisce anche una piccola falce di luna circondata dalle nuvole basse.
Dalla discesa della Colla si snodano tanti paesi e colline, anche nei centri più piccoli e isolati trovi qualcuno per strada a fare il tifo, qualche festicciola improvvisata. Il mondo del Passatore è sempre vivo intorno a chi corre, ci si sente in pace ma non ci si sente soli. Arrivano le prime ore del mattino, e qui subentra la forza di volontà ma anche la capacità di saper gestire le proprie risorse. Non si sa ancora cosa ci attenderà dopo il sessantesimo od il settantesimo chilometro. La strada inizia a farsi pianeggiante dopo Brisighella, bisogna giocare d’astuzia con il proprio corpo, se si è avuta l’accortezza di nutrirlo e dissetarlo a dovere. Si alternano brevi tratti di camminata ad una corsa lenta ma costante, e mi meraviglio di come chiedendo alle mie gambe di continuare a funzionare, esse mi rispondano ancora. Ho finito trail e maratone molto più stanco. Non so e ancora non capisco cosa spinge il tutto, ma è meraviglioso sentirsi così. A pochi chilometri dall’arrivo arriva anche l’alba, e l’entrata in Faenza è un momento strano, sembra impossibile che tutto stia terminando. Quando s’intravede la piazza ed il gonfiabile dell’arrivo mi faccio una stretta di mano mentale, obbiettivo raggiunto. In piazza mi attende Anna, instancabile supporto a me e a tanti altri, ed il quadro è completo. Attraverso il traguardo e sul terminale vedo il mio nome, il mio tempo ed il nome del nostro team ASD Le Salamelle. Poi è tutto un insieme di gente che dorme dove capita, si sdraia, gioisce, sta male e sorride.

Tutto questo non è il Passatore, in fondo è solo il mio tentativo di riassumere e condividere; tutti quelli che erano lì sanno quanto sia difficile.

Aggiungo il ricordo delle tante facce viste, delle amiche e amici che hanno condiviso l’avventura, come Manuela Petrarulo, Ilaria Pozzi, Nicola Gianno, Davide Gentile, Luigi Dameno, David Di Meo, Claudio Lucini, Fabio Menni, Ivano Papetti, Davide Razzini, Fabio Ticozzelli, Luca Vignati, e tanti altri che conosco solo di vista ma ricordo con affetto.

Un pensiero particolare lo dedico a Santo Pagano e Peppino Manisera (assente per infortunio), perché il tarlo ha cominciato a rodere quando li ho visti precedermi in questa avventura. Non voglio dimenticare il supporto di Anna Mereghetti, Fulvia Pagani, Gian Luca Urbani e Gianni Ticozzelli, oltre a tutte le battute ed i sorrisi incontrati.

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