Le Salamelle's Blog

[Da Il Giorno di sabato 5 novembre 2016]

ACCOSTARE la figura della salamella al podismo può sembrare una semplice goliardata. Invece negli ultimi anni l’associazione Le Salamelle-Avis Abbiategrasso ha stupito tutti diventando una realtà del territorio. Nata in modo informale nel 2007, nel 2009 inizia la collaborazione con l’Avis e a oggi può vantare cento tesserati. «I fondatori hanno scelto questo particolare logo per dare un’immagine simpatica all’associazione – sottolinea il presidente Lidio Trenta -. Con l’andare del tempo il richiamo è stato tale che siamo diventati una famiglia in grado di fare attività sportiva e divertirsi. Correre aiuta chiunque a essere più aperto all’incontro con gli altri, ad allargare il proprio punto di vista. In più i colori della nostra maglietta e l’atmosfera che si respira nel gruppo rendono il tutto ancora più accogliente».

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LE SALAMELLE significano anche beneficenza, con numerose attività promosse dall’associazione. «La nostra corsa Salamellando con l’Avis, giunta alla sua ottava edizione, è diventata un appuntamento fisso. La finalità, così come per molte altre gare, è benefica. Abbiamo infatti deciso di collaborare anche con Anpas [Anffas, ndr] per la realizzazione di un importante progetto. E anche se le nostre possibilità non sono enormi siamo felici di poterne fare parte».
Guai però a pensare che non esista un impegno agonistico. Il gruppo delle Salamella partecipa a parecchie manifestazioni della zona e in più di un’occasione sono state organizzate trasferte di gruppo in Italia, ma anche all’estero. «Persone che hanno iniziato a correre 5 o 10 chilometri sono arrivate a disputare e terminare una maratona. Un traguardo notevole che sottolinea la passione di molti dei nostri tesserati. E questo week-end alcuni di noi saranno presenti anche alla Maratona di New York» [citazione a senso di un discorso in cui si menzionavano Amsterdam, Zurigo e NY come trasferte di gruppo o di alcuni, ndr].
Isaac Cozzi

Foto: https://goo.gl/photos/GWPn519G4DBgwhbX7

05-06/08/2016

Milano-Pechino, nuovo volo, nuova avventura. Cina? No, Mongolia, ma con sosta di quasi 24 ore nella capitale cinese. Arriviamo in anticipo e passiamo i controlli con facilità, purtroppo non è proprio così per il gruppo che arriva da Roma, tant’è che la guida che aspetta per portarci al Tempio del cielo, è sempre più preoccupata. Il traffico sostenuto, con tanto d’incidente, ci fa cambiare i piani, quindi optiamo per un giro negli hutong che si conclude alle torri delle campane e dei tamburi, yin e yang, uomo e donna. L’aria è tutto sommato respirabile, nonostante il cielo grigio di smog e l’afa opprimente. Andiamo in albergo convenzionato con Air China e ceniamo lì, incredibilmente nessuno parla inglese e ordinare è davvero difficile, per il bere devo alzarmi e indicare le bottiglie sugli altri tavoli. La giovane cameriera è davvero gentile, ma che fatica! La doccia calda scioglie la tensione della lunga giornata, e il lettone mi accoglie a braccia aperte.

07/08/2016

Sveglia alle 4:30, transfer in aeroporto e colazione al Costa Caffè. Passiamo i controlli con qualche difficoltà, i livelli sono decisamente diversi rispetto a Malpensa. Ritroviamo il gruppo Roma e saliamo sul volo per Ulan Bator, ad attenderci all’arrivo troviamo Tuscig, la ns guida parlante italiano (studente universitario milanese). Ci spostiamo in albergo e c’è il toto assegnazione camere, alla fine avanzano! Il 1o pranzo mongolo è una zuppa di carne accompagnata da birra (neanche a dirlo). Giusto il tempo di lavare i denti e partiamo per il museo di storia mongola, molto interessante, incredibilmente esteso il dominio di Khan. Quando usciamo dirigiamo verso p.za Gengis Khan con tanto di maxi statua, lungo il perimetro si affacciano edifici architettonicamente differenti. Dopo il cambio di denaro in un centro commerciale, torniamo in albergo e di lì andiamo a cena: stasera si divide un filetto alla griglia ed un’anatra, proprio niente male. Alla 5a canzone del gruppo che suona musica americana, torniamo in albergo per la doccia ed il tetris valigie: sposta qui, metti lì, ma com’è che non ci sta più niente? E domani inizia il tour.

08/08/2016

Partiamo per il deserto dei Gobi, appena fuori città i pendii ricoperti da una distesa erbosa mi ricordano il muschio dei presepi. Sulla ns testa un cielo azzurro disseminato di nuvolette bianche, come nel miglior quadro di Magritte. Fuori dal finestrino mandrie di cavalli e capre allo stato brado. Incrociamo i primi cammelli, quelli veri, a 2 gobbe, li osservo per la prima volta. Il paesaggio cambia man mano che scorrono i km, diventa brullo, stepposo, sassoso. I massi lisci e rosati si stagliano all’orizzonte avvicinandosi finchè ne siamo circondati. Arriviamo al primo campo di gher dove pernotteremo. Giusto il tempo di lasciare i bagagli e partiamo per una passeggiata, dobbiamo però affrontare la prova della rinascita, arrampicandoci per una salita rocciosa, e strisciando nel buco che attraversa la roccia. L’esercizio è abbastanza faticoso dopo tutte le ore di auto. Terminiamo il ns trek sdraiandoci su una pietra che infonde energia, infatti, rinvigoriti (sarà l’effetto placebo?) torniamo al campo per la cena a base di carne di capra, riso, yogurt, pane casereccio. La verdura cruda non viene toccata da alcuno tranne Cesara. Al buio osserviamo le stelle tentando di riconoscere le costellazioni, poi proviamo a fare una doccia ma l’acqua è finita, così tutti a nanna su un letto durissimo.

09/08/2016

Dormo abbastanza pur svegliandomi ogni qualvolta cambio posizione, e lo faccio spesso. Al mattino il sole non s’è ancora levato quando siamo a colazione, c’è pane, burro, marmellata, uovo, wustel, thè. Gli autisti mangiano la stessa zuppa che ho assaggiato anch’io. Partiamo per la nuova meta ma, verso mezzodì, 1 dei 3 Hyundai emette una gigantesca fumata bianca, uno dei classici di AnM. Dopo qualche tentativo per ripararlo, ci ri-distribuiamo sui 2 mezzi sani e trainiamo l’ammalato fino al paese dove abbandoniamo autista e auto. Ripartiamo, stipati come sardine, per le gole di Yolin Am e ci arriviamo quasi alle 20:00, ma senza battere ciglio eseguiamo il trek arrivando quasi fino in fondo, dove troviamo ancora del ghiaccio, nonostante il caldo. Il passaggio della gola è allo stesso tempo romantico e possente, sul prato, intervallato da ruscelli, scorrazzano roditori simili ai criceti. Al ritorno eseguiamo per la 2a volta, il rito propiziatorio attorno all’ovoo, un cumulo di pietre con offerte di varia natura, cui bisogna girare attorno 3 volte, in senso orario, tirando 3 pietre, 1 ad ogni giro. Risaliamo sulle auto ma, con il buio, ci perdiamo; fortunatamente troviamo una gher dove una ragazza ci da indicazioni (che il giro attorno all’ovoo porti sfiga?). Finalmente arriviamo al campo e, alle 22:45 ceniamo deliziosamente, abbiamo anche l’acqua calda per la doccia, peccato non poter godere di questi lussi troppo a lungo. Mentre gli autisti ripartono per recuperare un pezzo di ricambio e sentire le novità sul 3o autista, andiamo a nanna per un riposo di poco più di 5 ore.

10/08/2016

Frush, frush, mi sveglio, nel cuore della notte, convinta che un animale si stia strusciando sulla gher, mi giro verso la porta e distinguo un’ombra, “Cavoli” penso “le ragazze non hanno chiuso la porta con il chiavistello”. L’ombra entra, col cuore in gola accendo la torcia puntandogliela contro e…Cesara, senza battere ciglio, torna nel suo letto mentre stava per entrare nel mio! Controllo il cellulare che è quasi morto mentre dovrebbe dare la sveglia, praticamente non chiudo più occhio e sveglio tutte abbondantemente prima (che notte da incubo!). Colazione abbondante, saluto al sole che sorge, e si riparte. Ci fermiamo poco dopo da una famiglia: è in atto la mungitura delle capre. Ci fanno accomodare nella loro gher e ci offrono l’airag (latte fermentato di giumenta), una specie di yogurt, formaggio secco, vodka di capra; il tutto home made. Beh, diciamo che i ns gusti sono differenti! E’ incredibile come le 2 donne si destreggino nel loro lavoro mentre i 2 fratellini giocano. Prima di uscire dalla gher rimestiamo il latte di giumenta, contenuto in una sacca di cuoio, come buon auspicio. Salutiamo i ns ospiti e ripartiamo. Sostiamo in un paesino per acquistare il pranzo degli autisti e, nell’attesa, si gioca a pallacanestro con 4 bambini difesi da un cane. Dirigiamo verso le gole di Dugany Am ma non ci arriviamo perchè impieghiamo troppo tempo così, dopo il pranzo al sacco, dirigiamo verso Khongoriin Els. Arriviamo parecchie ore dopo, stanchi e sballottolati, ma giusto il tempo di lasciare il bagaglio e ripartiamo per le dune di sabbia. Scalarle per arrivare in cima, al tramonto, è davvero faticoso, ma il panorama ripaga ampiamente lo sforzo. Quando scendiamo facciamo cantare le dune, basta scendere seduti, ed è divertentissimo; dei 45enni che tornano bambini. Torniamo al campo per la cena, oramai quasi tutti approcciano le verdure crude, forse anche per andare in bagno, e perchè il menu è sempre lo stesso, come sapevamo. Dopo un giro di vodka, doccia e tutti a nanna, domani ci aspetta una nuova avventura e, speriamo, la 3a auto che ci consentirebbe un po’ più di comodità.

11/08/2016

Stamattina cammellata nel deserto dei Gobi, una passeggiata tranquilla con la placida andatura dei cammelli, decisamente più semplici da cavalcare rispetto ai dromedari. Al ritorno ripartiamo per la piana di Bayazang, laddove hanno ritrovato i reperti dei dinosauri. Durante il viaggio la valigia di Marassi, ribattezzato Ko dagli autisti, precipita dal tetto ruzzolando qualche metro, ovviamente seguono risate collettive. Alle 14:30 arriviamo in paese dopo aver attraversato delle colline verdeggianti ed una sterminata pianura. Gustoso il pranzo a base di buz (ravioli al vapore con ripieno di carne e grasso) fatti al momento dalla sig.ra della trattoria, gnam! Ripartiamo per arrivare al camping ecologico dove una doccia calda ristora indicibilmente, permettendoci di lavare i capelli che si asciugano in pochi min. al vento caldo del deserto. Ceniamo alle 18:30 con un misto di verdura, frutta, gulash accompagnato da riso, lenticchie e barbabietole: davvero molto buono! Ripartiamo verso le Flaming Cliff  per un trek al tramonto su queste fantastiche conformazioni rocciose rosso fuoco. Sembrano rocce ma in realtà sono cumuli di sabbia rossa compatta. Al ritorno una birretta, il classico giro di vodka, le chiacchiere intorno al tavolo e si va a nanna, sperando che Samuele, il ns 16enne, di riprenda durante la notte.

12/08/2016

Sveglia alle 5:45 dopo aver dormito su un cuscino di semi, per andare a vedere l’alba dalle Flaming Cliff. In 7 partiamo con il ns gigante buono mentre gli altri 2 autisti e Tusc ancora dormono; sono arrivati alle 3:00 perchè, mentre tornavano con la 3a auto, una si è insabbiata ed hanno dovuto scavare. Purtroppo le nuvole all’orizzonte non permettono di vedere la salita del sole, ma lo contempliamo comunque passato lo strato. Le rocce assumono una colorazione ancor più accesa mentre sentiamo l’autista gridare al sole. Quando torniamo, dopo l’abbondante colazione, ripartiamo finalmente con le 3 auto, lasciando il deserto dei Gobi per le colline dove troviamo Onghiin Khild, il monastero buddista sulle rive dell’omonimo fiume. Il monastero è stato distrutto durante le epurazioni staliniste, c’erano 108 stupa, ma una piccola parte è stata recuperata e la visitiamo. All’interno gli stessi colori sgargianti del Nepal, i libri, le immagini sacre, gli strumenti musicali e Luca, dal trombettista che è, ci suona le conchiglie. Ovunque, dentro e fuori, offerte in denaro e sciarpe blu. Ripartiamo per il campo che troviamo poco dopo, quando la pioggia aumenta. Un po’ di riposo e poi una cena appetitosa con una novità: una zuppa. Incredibile, in questo posto in mezzo al nulla c’è il wi-fi, quindi si torna alla tecnologia scambiando qualche messaggio con amici e parenti. All’orizzonte l’arcobaleno fa ben sperare in un domani senza pioggia, anche perchè la temperatura comincia gradualmente a scendere.

13/08/2105

Ko sembra essersi ripreso dal malessere mentre è Cesara a non star bene. Dopo la colazione con la news delle frittelle, partiamo per la nuova meta. Il paesaggio varia ancora, i dolci pendii verdi lasciano il posto alle montagne sempre più alte con le prime conifere. Le mandrie di mucche, capre, pecore, cavalli, sono sempre più estese, in alto il cielo azzurro con i cirri bianchi. Incrociamo i primi ruscelli ed i primi yak, le piste diventano più difficili per gli autisti a causa delle pietre vulcaniche. Proseguiamo per Orkhon Khurkhree, una cascata di 25 mt, non molto per noi ma parecchio alta per i canoni mongoli, e ancora una volta la vallata ammalia lo sguardo. Quando arriviamo al camp è quasi buio ma ci accolgono in abiti tipici e ci accompagnano a cena, ricca e gustosa, seppur con i contorni freddi. Veniamo intrattenuti da qualche canto e poi tutti a nanna dopo una doccia tiepida.

14/08/2015

Sveglia precipitosa, non abbiamo sentito suonare, ma in meno di 10min siamo pronti per la colazione e la passeggiata in riva al fiume. Partiamo per il monastero Tovkhon Khiid, posto a 1900 mt del Parco dei Monti Khangain. Arriviamo nei pressi di un campo dove visitiamo la ger del proprietario dei cavalli che ci porteranno in cima al monastero. Senza esperienza non è facile condurre un cavallo, il mio continua a mangia e … scorreggiare, diciamolo! Arriviamo in cima alla montagna e raggiungiamo il sito mediante una gradinata dove si dovrebbe meditare. Dopo la visita dirigiamo verso l’area sacra di meditazione e purificazione percorrendo un sentiero segnalato da una corda blu. Il sentiero si trasforma immediatamente in un’arrampicata sulle rocce, in alcuni punti alquanto complessa. La vista che si gode dalla cima, anche se il punto più alto non è accessibile alle donne, è spettacolare. La discesa a cavallo è più veloce della salita, anche perché uno degli autisti ha preso le mie redini dopo che il mio cavallo, oltre a fermarsi continuamente a mangiare, si è infilato tra i rami di un albero con me sopra e tra le risate di tutti. Il ferro dietro la sella, però, gratta continuamente sul mio fondo schiena, infatti scoprirò una bella irritazione (chiappe spelate). Ripartiamo dopo pranzo per le terme ma vi arriviamo per cena, ci sta solo la doccia calda, ed i capelli ringraziano.

15/08/2015

Giornata relax alle terme, tra massaggi e bagni si arriva alle 12:00 quando si parte per Tsetserleg. La città è composta di case con il tetto in lamiera colorata. Visitiamo il monastero dove il museo raccoglie diversi ed interessanti pezzi di vita mongola e oggetti d’uso dei monaci. Successivamente un mini giro al mercato coperto per acquistare le mele e poi si sale al monastero più alto, raggiungibile percorrendo una scalinata. Sulla montagna retrostante alcune immagini sacre. Ripartiamo per il camp dove la cena è già pronta, nell’antipasto provo, non certo con una certa ritrosia, le linguine condite con manzo, che si rivelano buone. A fine pasto andiamo alla roccia che, secondo la leggenda, è stata scagliata da un gigante sopra un nido di serpenti. Gli uomini devono darne prova lanciando una pietra oltre il masso, inutile dire come finisce. Altra prova per Luca e Ko è cavalcare 2 yak, vabbè, meglio i ragazzini ed il bimbo di 3 anni che, posto in cima, non batte ciglio.

16/08/2015

La temperatura è gradevole, credevo peggio, e sarà il ns errore. A colazione nuove frittelle, molto buone, e omelette con carne, ecco, quest’ultima potevano evitarla. Partiamo per il vulcano Khorgo, luogo sacro per gli sciamani, arriviamo nel primo pomeriggio. Risaliamo il crinale fino alla caldera, è il mio primo vulcano visto così da vicino. E’ il più giovane tra quelli che circondano il lago Terkhiin Tsagaan Nuur. Facciamo il giro del cratere, rigorosamente in senso orario, e discendiamo proprio quando comincia a piovere. Dirigiamo quindi verso il lago, dove soffia un vento pungente. Il grande lago bianco ha origine vulcanica, è molto profondo, ed è lungo 16km. Per quasi 9 mesi l’anno è ghiacciato e percorribile. Sulle sue sponde c’è un enorme masso che, secondo la leggenda, è un padre pietrificato che attende la figlia suicida a causa di un matrimonio imposto. Affrontiamo strade tortuose fino al campo che si affaccia sul fiume, mentre piove sempre più forte ed il freddo penetra nelle ossa. Ci dividiamo nelle ger dove accendono la stufa e portano acqua calda per il tè. Gli uomini vengono chiamati da Tusc per … mangiare una marmotta cucinata dagli autisti secondo il metodo tradizionale, ovvero riempiendo la pancia di pietre e rosolandola sul fuoco. Dicono essere buona, alla faccia dell’aperitivo, i maschietti si divertono molto con gli autisti. A cena una news, un piatto di spaghetti che,tutto sommato non sono male (vabbè, non faccio testo). A conclusione un giro di vodka sotto il tavolo, perché non vogliono che consumiamo bevande ‘esterne’, poi compaiono delle carte ma, invece del giro a scala 40, alcuni si fanno leggere i tarocchi da Loredana, e, a mio avviso, qualcuno è rimasto colpito. Il ritorno alla ger è poco piacevole dato il gelo. Accendono nuovamente la stufa ma sopravviveremo quando si spegnerà?

17/08/2015

Eccome! Non ho patito il freddo nel sacco a pelo sotto il piumone. Nevischia e i fiocchi aumentano durante la colazione. Partiamo per un transfer lunghissimo, lungo la strada la neve aumenta ma poi diminuisce. Il cielo è plumbeo ed il paesaggio ingrigito dalla nubi basse. Arriviamo al camp nel tardo pomeriggio con qualche sprazzo di sole che riesce a farsi strada. Giusto una mini passeggiata per recuperare l’uso delle gambe e andiamo a cena, stasera, incredibilmente, pesce. Diciamola tutta, complice anche il brutto tempo, ma questa tappa potevamo risparmiarcela. Si spegne la luce nella ger da 4 mentre fuori il vento fischia e la pioggia cade nuovamente. Il crepitio dei ciocchi nella stufa è la ns ninna nanna.

18/08/2015

La pioggia non accenna a smettere e nessuno è venuto ad accendere la stufa. Dopo esserci velocemente preparati scopriamo che il ristorante è chiuso, il cuoco se l’è dormita! Quando ci apre c’è tutto da fare, alcuni aiutano ad apparecchiare, Tusc va in cucina e da una mano. Alla fine portano tutto, anche una zuppa simil minestrone che pochissimi accettano. Partiamo per Kharkorin, l’antica capitale mongola, niente di che. Alla periferia però c’è il monastero di Erdene Zuu, il maggior complesso della Mongolia, costruito utilizzando le rovine della capitale. Assistiamo alle preghiere dei monaci, facciamo girare le ruote, visitiamo i 3 templi museo che racchiudono veri tesori. Usciti dal monastero andiamo a pranzo e qui nuova esperienza: sono riuscita a cavarmela fin’ora ma l’urgenza chiama, quindi, bagno mongolo, ovvero una baracca di legno, un buco nel terreno, 2 assi di legno, un odore nauseante e non vi dico quando l’occhio scivola nel buco. Mi viene in mente la scena del bambino che entra nella latrina nel film Shindler’s List (spero di non fare la stessa fine). Ironia del tutto, di lato insiste il solito bidone per gettare la carta igienica, altra visione paradisiaca. Vabbè, anche questa è stata provata, quando torno abbraccerò il mio water! Finito il pranzo visitiamo il museo moderno, edificato da poco. Dopo l’interessante esplorazione dirigiamo all’albero della vita e poi alla tartaruga di pietra, ultima di 4 che proteggevano la città. 3 giri intorno all’ovoo, una puntatina alla pietra fallica per sole signore, e andiamo al camp. Ci accolgono sorridenti e con ombrelli gialli, come in altre occasioni la ger è decorata, sia nei listelli di legno che sostengono il tetto, sia nei letti con cassettini, nel tavolino, nella porta d’ingresso che volge sempre a sud per far entrare il vento caldo. All’interno anche una stufa diversa dalle precedenti, in maiolica o similare, che irraggia calore anche da spenta. Finalmente una doccia calda senza lavaggio capelli affinché tutti possano usufruirne. A cena ripropongono gli spaghetti con simil ragù, c’è chi storce il naso ma io spazzo tutto ricordando che sono in Mongolia! Ancora chiacchiere con Tusc che ci racconta dei campionati mondiali di frisbee, sì, esistono. Poi tutti a letto sotto una pioggia incessante. Chissà se domani nevicherà davvero?

19/08/2015

2 tazze di tè a cena solo deleterie per la vescica, inutile far finta di nulla, bisogna alzarsi ma non se ne parla proprio di fare tutta la strada fino al bagno, quindi vado dietro la ger dove batte un vento caldo. Altro che neve, qui domani c’è il sole, e così è! Partiamo per Mongol Els, le piccole dune di sabbia che ricordano quelle del Gobi, e dove facciamo il pic nic. Dopo un po’ di relax sulla sabbia dirigiamo al monastero di Ovgon Khiid. Dopo la visita scarpiniamo per raggiungere i resti del monastero originale, distrutto dai russi nel 1937. 4 chiacchiere sul masso, un pisolo, e discendiamo arrivando al camp. La doccia è tendente al freddo quindi niente capelli anche oggi, ma il panorama è meraviglioso: le ger bianche si stagliano ai piedi delle rocce montuose. I coniglietti fanno capolino in giardino mentre ceniamo davanti alle grandi vetrate. 2/3 versioni di brefing differenti, un giro di vodka offerto da Pia, una partita a scala 40, e andiamo a nanna nel buio tagliato dalle poche torce, tant’è che cadono sia Eva che Luca: patapam!

20/08/2015

Si parte per il parco di Khustain Nuruu , istituito per proteggere i cavalli selvatici Takhi. Fortunatamente, dopo un po’ di girovagare, riusciamo a scorgerli grazie ad un maxi monocolo della guardia. Sono più piccoli dei cavalli mongoli, già più minuti dei ns, color nocciola chiaro, sembrano zebre senza strisce. Dopo un pasto frugale, dove Francesca spaccia l’ultima gustosa di pollo, ripartiamo per UB, caotica, disordinata, polverosa, inquinata, c’è poco da fare, questa città non mi piace (come tutte le città)! Arriviamo in un centro commerciale per un mini shopping, poi l’ultima cena con gli autisti, che salutiamo calorosamente: il gigante buono, Erka il bonzo e Ganca acquila nera. Siamo tutti molto stanchi quindi si va in stanza dove, finalmente, si lavano i capelli.

21/08/2015

In mattinata andiamo in visita al monastero, tra i vari edifici insiste un tempio con una gigantesca statua di Budda, e ce n’è in progetto un’altra che sarà la più alta del mondo, esagerati! Successivamente andiamo al palazzo d’inverno, riccamente decorato e con preziosi arazzi ricamati con fili d’oro, d’argento e pietre preziose. Sussiste anche una zona con gli oggetti e gli abiti del re e della regina, e un’orrenda collezione di animali impagliati di tutto il mondo. Spettacolare ma triste una ger composta da 150 pelli di leopardo. Per pranzo c’è chi mangiucchia e c’è chi acquista cashmere, dopo di che andiamo al museo dei dinosauri: piccolo, ma con reperti originali. Giusto un po’ di shopping e poi lo spettacolo a teatro: suonatori, contorsioniste, cantanti armonici (ovvero a doppia voce), ballerini, davvero bello. Dopo il teatro andiamo alla cena offerta dal corrispondente, una delusione incredibile, è un self service che proprio non corrisponde alle ns aspettative di socializzazione durante il pasto! Ci raggiunge la fidanzata di Tusc, bella ragazza, come molte in Mongolia. Al ritorno in albergo l’ultimo giro di vodka e si va in stanza a preparare il bagaglio.

22/08/2015

Salutare Tusc è difficile, oramai è uno di noi, si è preso cura di ognuno, nonostante la giovane età, e ha esaurito i desideri della maggioranza. Carinamente omaggia a ognuno una cartolina con dedica, francobollo e 20mnt, che non stanno più stampando. Inoltre la bandiera nazionale cucita dalla nonna, ad ANM, e una sciarpa azzurra a Cesara, la più autorevole del gruppo. Pechino arriva dopo 2h di volo, questa volta i controlli sono lunghi, tant’è che infrangono i ns propositi di visitare il palazzo del cielo (e siamo a 2). Dirigiamo quindi su P.za Tienanmen con la metro per scoprire, ns malgrado, che è chiusa a causa dei festeggiamenti per la ricorrenza della fine della 2a guerra mondiale: la sfiga ci perseguita. Anche il giro per gli hutong ha poco successo dato che è tutto chiuso, o sta chiudendo. Proviamo a cercare un posto dove cenare, ma anche qui senza risultato, per il motivo di cui sopra. Quindi? Alla fine ci si divide nei taxi per i rispettivi alberghi e si cena lì, con un occhio ai ns ultimi averi in valuta.

23/08/2015

Nonostante la partenza in tarda mattinata, la sveglia dell’albergo suona alle 7:30 e, subito dopo, le sciure delle pulizie fanno un casino infernale nel corridoio. Con calma si scende a colazione dove, nonostante la compilation di vassoi, non c’è quasi nulla di ns gusto. Nella hall ci sono molti adolescenti che fanno un bel baccano, tra questi degli italiani che salutano i compagni dopo 1 anno di studio in Cina. Arriviamo in aeroporto e passiamo i puntigliosi controlli con sequestro delle mini-vodke, di creme troppo grandi e di power bank con amperaggio non indicato (ma rigorosamente made in China). Si spendono gli ultimi yuan al duty free e ci s’imbarca. Waiting, waiting, waiting, la coda degli aerei in attesa si allunga, dopo 2h30, finalmente, decolliamo, pare che il ritardo sia dovuto al maltempo, peccato che il gruppo Roma è partito puntuale. Un interminabile volo e, all’arrivo, il toto bagagli, che arrivano ma, si scopre, alcuni sono stati controllati a Pechino per sequestrare altri power bank. Il mio è intatto! Gli ultimi saluti con i compagni di viaggio e ritroviamo Ambro&Eli in versione taxi.

Nonostante i lunghissimi spostamenti, un viaggio ricco di sconfinati paesaggi, di mille colori, di sapori forti, di gentilezza genuina. Cosa c’è in Mongolia?

Il niente che sazia.

Frog

 

 

Dopo aver vissuto una bella Domenica podistica dall’alba al tramonto mi e’ venuta voglia di scrivere due righe.

Siamo iscritti come gruppo all’ECOMARATONA del BARBARESCO,scelta come trasferta autunnale di gruppo.
Io Tony e Loris partiamo alle 6.15 ,con il resto del gruppo ci si incontrera’ ad Alba alla partenza.
In macchina tra uno scherzo e una battuta ci si tiene svegli (Non troppo visto che sbagliamo pure l’uscita in autostrada).
Giungiamo comunque in orario per lo start e le nostre magliette Verdi aiutano a colorare la piazza.
Lo start viene dato alle ore 9.00 ed I primi km volano via tranquilli anche se I saliscendi sono gia’ un po’ troppi per la mia idea di corsa e per la mia preparazione all’evento.
Con ritmo blando arrivo a Barbaresco dove incrocio altre SALAMELLE, ci si incoraggia e ci si ferma obbligatoriamente al ristoro(che va sempre rispettato), bevendo un goccino di Barbaresco offerto dall’impeccabile organizzazione.
Si riparte, la leggenda narra di una salita ripida attorno al 17esimo km. Vado avanti arrivo ad un super ristoro, faccio una curva e…….la salita esisteva veramente!

200 metri ripidissimi che spezzano le gambe, infatti arrivato in cima cammino ancora un po’ e a 3 km dal traguardo riparto e arrivo finalmente in fondo senza fermarmi piu’.
L’arrivo e’ come al solito emozionante, bambini che ti accolgono festanti e facce amiche che ti fanno sparire subito la fatica fatta .

Si aspettano tutte le SALAMELLE al traguardo, poi doccia e pranzo nel palazzetto di Alba.
A tavola si scambiano le proprie esperienze di giornata e tra un bicchiere di vino e l’altro tutto fugge via velocemente (e’ sempre cosi’ quando ci si diverte)

Arriva il Pres, gli si dedica un brindisi per la sua maratona e ci si avvia verso casa.
Noi arriviamo attorno alle 18.00 circa, ma la giornata podisticamente parlando mica e’ finita qui.
Infatti dall’altra parte del globo Super Vero’ era gia’ partita da un pezzo per la sua prima Maratona, quella di New York.

Mi e’ stato detto ”scarica una App e potrai seguirla passo passo”….Io che ero abituato a stendere cartine geografiche sul cofano della macchina ho scaricato “l’app”.
Abbiamo cosi’ iniziato a seguirla cercando di farle arrivare il nostro incitamento durante il percorso (ad un certo punto mi son messo a soffiare sullo smartphone)
Abbiamo vissuto con lei tutta la sua prima maratona e vedere il puntino VS muoversi verso le vie di New York e’ stato il Massimo dell’emozione
Sono/siamo felicissimi per lei e per la sua esperienza. Io ero stanco come se avessi corso ancora, dopo la mattinata al Barbaresco, ed ho provato un enorme gioia quando Veronica ha attraversato il traguardo.

Oggi ho vissuto una bellissima esperienza di condivisione e gioia di stare insieme, dalle 6.00 del mattino alle 22.00 il verde salamellico ha accompagnato la mia Domenica!

Alla prossima,vi voglio bene Salamelle!

Ambro

Chi mi conosce sa che adoro organizzare eventi… che siano pranzi, colazioni, aperitivi, feste di compleanno, gite, sorprese, vacanze, fiere non importa, l’importante e’ organizzare qualcosa che mi permetta di scoprire luoghi, conoscere persone e passare del tempo in compagnia🙂
Poi da quando abito in Svizzera, non perdo mai occasione per recuperare volantini o brochure di citta’, laghi, montagne o eventi, per scoprire e far scoprire ad amici/colleghi e agli ospiti che ci vengono a trovare dall’Italia, le bellezze del territorio elvetico.

Ed e’ cosi che, durante una sosta nel nostro consueto viaggio Zug-Abbiategrasso, scovo un volantino con disegnata una simpatica marmotta (il mio animale preferito) che recita “Mangia e cammina sugli alpi – edizione 2016”. Potevo lasciarlo li’?!!? Ovviamente no!!!!
E per convincere Zazza, uomo di mare che ha bisogno di appetitosi obbiettivi per cimentarsi nelle mie amatissime imprese montanare, mi basta solo descrivere la corsa con 3 concetti chiave : 8,5km, 600 mt di dislivello (ehm… in discesa) e “enogastronomica”.
Ci iscriviamo quindi senza esitazioni, prenotiamo il pernottamento vicino al punto di partenza e blocchiamo il weekend nel nostro Google Calendar! E viaaaa

I mesi passano veloce e giunge il fatidico weekend del 6-7 agosto, il nostro primo nel Canton Ticino! Terra a noi finora sconosciuta, o meglio conosciuta solo attraverso gli “Svizzeri” di Aldo Giovanni e Giacomo, dove ci sembra di vivere in una favola: si parla la nostra lingua, ma si paga in franchi! Incredibile!!!

Per non appesantirvi troppo, sorvolo lo squisito pranzo del sabato nel Caseificio del Gottardo (http://www.cdga.ch/) e anche la gustosa cena della sera presso lo Chalet Stella Alpina (http://www.chaletstellaalpina.com/) e vi racconto direttamente la paradisiaca domenica mattina:
Giornata splendida, senza nemmeno una nuvola e con un cielo cosi azzurro che non si riesce a staccargli gli occhi di dosso!
Sveglia 7.15, veloce colazione nello chalet (era gia’ pagata, non potevamo saltarla!!) e poi viaaa verso il pullmann che ci portera’ a 2.200 mt, alla vera partenza della camminata.

E li’, tra le caprette al pascolo, ci danno il braccialetto di riconoscimento per accedere ai vari punti ristoro e un bellissimo cappellino in paglia (avrei voluto vedere l’immagine dall’alto delle migliaia di camminatori col cappellino sparsi nella Valle Bedretto!). E ovviamente c’e’ la prima sosta: la COLAZIONE.
Pane, burro, marmellata, miele, pastafrolle tipiche della zona, yogurt locale, latte appena munto, formaggio, caffe’ e bevande calde.
Facciamo il pieno di energie e alle 8.30 inizia la nostra impresa alla scoperta della Valle.

Dopo 50 min giungiamo alla prima sosta culturale (eh si, non e’ solo una camminata enogastronomica, e’ addirittura culturale!!!), dove i volontari della Pro Loco ci mostrano i bellissimi minerali e le rocce tipiche della valle.
Ripartiamo dopo un po’ e dopo aver fatti altri 60 minuti di cammino, giungiamo all’Alpe Formazzora dove abbiamo una visione idilliaca: le signore del ristoro ci mettono al collo una bustina gialla con disegnata la marmotta-logo della manifestazione e all’interno della bustina c’e’….udite udite….. un bicchiere da degustazione!
Oh oh…. il gioco si fa interessante! E’ il momento dell’APERITIVO (e sono solo le 10.15….)
Piattini con assaggi vari di formaggio locale ci aspettano insieme a bicchieri di vino bianco o rosso, da degustare con tutta calma seduti sotto al tendone. E non solo! Se conservi il piattino, puoi ripresentarti al bancone per il secondo giro di formaggi (e per ehm…il secondo di vino)! Fantastico!
In questo paradiso notiamo – e fotografiamo – anche una soluzione logistica adatta per la Salamellando (cercate nelle foto qui sotto). Come vedete, non e’ tutto cibo e alcool…. In realta’ siamo qui per studiare le metodologie e gli usi e costumi svizzeri!😉

Dopo una luuunga sosta, lasciamo la paradisiaca Alpe e ripartiamo (ovviamente con la bustina gialla e il bicchiere al collo) alla volta della prossima, lontanissima tappa…. 5 min e siamo all’Alpe dove ci aspetta la sosta (per fortuna) culturale su flora e fauna della zona. Splendide foto di marmotte, stambecchi, uccelli, volpi, lupi etc ci attendono insieme all’autore, che ci illustra le bellezze della sua valle (e ora non mi resta che vedere una marmotta svizzera dal vero!!!).

MA dopo la sosta culturale vuoi non rifocillarti un po’?!?!?!?? Ed e’ cosi’ che dopo forse 20 min di cammino, arriviamo al secondo APERITIVO a base di salumi della valle. Stessa sinfonia: primo piatto di salumi gia’ pronto e poi puoi chiedere il bis, oltre ovviamente a scegliere tra vino rosso o rosato. E in piu’, c’e’ l’accompagnamento musicale.
Non c’e’ che dire, l’organizzazione e’ superlativa!!!

Ripartiamo rotolando dopo questa faticosissima e impegnativa sosta, e dopo 15 min giungiamo alla nuova area bimbi – orgoglio della valle – con giochi spettacolari e accoglienti sdraio per far riposare le stanche membra dei genitori.
Non avendo prole da usare come scusa per la sosta, proseguiamo consapevoli che piu’ gente rimane all’area giochi, piu’ cibo ci sara’ per noi al ristoro finale!!!

Ed eccoci al traguardo, dopo altri 45 min di cammino!! Un gonfiabile segnala l’arrivo e il profumo della POLENTA ci accoglie. Ce l’abbiamo fatta!!!
Eh si, il menu prevede polenta e spezzatino (morbido, che si scioglie in bocca). Porzione abbondante, ma non e’ l’unica! Puoi fare il giro tutte le volte che vuoi!! (e considerando che il ristoro e’ attivo dalle 12.30 alle 17.30, ne hai di giri da fare..)
E le sorprese non finiscono qui… andiamo al bancone delle bevande, chiediamo della birra alla spina e…. scopriamo che anche le bevande (alcoliche e non) sono gia’ incluse nel prezzo della camminata!!!!!!
E come se non bastasse, vediamo un cartello con delle frecce: una indica “corsia DIGESTIVI” e l’altra “corsia PASTICCERIA”. In entrambe puoi fare ovviamente quanti giri vuoi e assaggiare delle prelibatezze fatte in casa.
Ma e’ il paradisoooooooooooooooooooooo

Ed e’ cosi’ che dopo un piatto (si solo uno) di polenta e, non ricordo quanti, piatti di dolci, birre, caffe’ e digestivi, si conclude la nostra giornata alla scoperta della Valle Bedretto.
Che dire, e’ semplicemente fantastica!!!
A parte le battute, e’ una bella valle verdeggiante, con tanti percorsi naturalistici (non solo in discesa) dai quali si possono ammirare le splendide cime che racchiudono la valle.
Se consideriamo poi l’accoglienza degli abitanti, beh e’ decisamente un posto dove tornare!

Se volete iniziare a informarvi e a farvi venire l’acquolina in bocca, visitate il sito http://mangiaecamminasuglialpi.jimdo.com/ o guardate le nostre foto qui sotto.

Noi ci prenotiamo per il 2017, chiunque voglia aggregarsi e’ piu’ che ben accetto😉
E perche’ no, penso la proporro’ come trasferta salamellosa il prossimo anno: e’ una bella gita da fare con tutta la famiglia, e’ vicina e perfetta per il weekend (2 ore di auto/treno da Milano, che in extremis si possono fare anche in giornata), ha un ottimo rapporto qualita’/prezzo (50 chf) ed e’ caratterizzata decisamente da uno spirito salamelloso dirompente.

Grazie Valle Bedretto e grazie amica Marmotta… sei definitivamente il mio animale preferito!!!🙂

Ammetto che sono partito per la via Francigena solo per fare un test in vista del Cammino di Santiago, da affrontare il prossimo anno (spero che Danilo, di cui parlerò più avanti, non lo venga a sapere, altrimenti si arrabbia): tra i 4 e i 6 giorni per valutare il contenuto dello zaino, la mia resistenza fisica e mentale, l’organizzazione delle giornate, i costi da affrontare.

Invece è stata un’esperienza a tutto tondo, valida in sé stessa, intensa, sorprendente ed appagante.

E certo non sminuita dall’incompiutezza del cammino e dalla brevità del tempo.

Anzi, la prima sorpresa è stata scoprire che molti camminatori iniziano il percorso della via Francigena consapevoli di doverlo interrompere ad un certo punto per riprenderlo l’anno dopo, dal punto dove erano arrivati, infine concludendolo anche in tre anni diversi.

Soprattutto le limitazioni dovute alla disponibilità dei giorni di ferie crea questa situazione. Ma non è un impoverimento. Anzi, questo consente di vivere in modo più esteso nel tempo l’esperienza, di aspettarla e programmarla più a lungo e quindi di renderla presente di più, a sé e agli altri (familiari, amici e colleghi), al punto che a volte l’anno dopo qualcuno si aggiunge, convinto da un entusiasmo che la distanza di un anno intero non ha scalfito minimamente.

Ignaro di tutto ciò, sono partito in treno per Mortara, da dove ho mosso i miei primi passi sulla via dei pellegrini medievali che da Canterbury porta a Roma e dopo 5 giorni sono arrivato a Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, stanco – non c’è dubbio – ma soprattutto contento delle persone incontrate e dello stile di semplice ed immediata condivisione che caratterizzava tutti.

È stato un crescendo.

Il primo giorno sono sempre stato da solo, da Mortara fino a Gropello Cairoli, se si esclude il fugace passaggio di un ciclista che mi ha superato poco prima del santuario della Bozzola e con il quale ho parlato per 3 secondi. Però a Gropello ho avuto la fortuna di conoscere Giovanna, la proprietaria di un b&b, che si è mostrata di una cortesia così sorridente e generosa da ripagare della solitudine e della fatica patite, soprattutto a causa di un sole implacabile.

Il secondo giorno, conclusosi a Belgioioso, ha visto il primo incontro: Alberto, di Bergamo, al suo secondo anno sulla Francigena e già esperto di Santiago de Compostela, con il quale mi accompagnerò per 3 giorni.

Il terzo giorno, una sorpresa insperata: Grazia ed Antonio, due persone incrociate per caso in un paese, Camporinaldo, ci invitano a pranzo a casa loro: un semplice piatto di pasta, dicono, ma sono due ore di chiacchiere, sorrisi e racconti che illuminano la giornata ed allargano il cuore.

Quella sera, poi, organizziamo il passaggio del Po in barca insieme con altri 3 pellegrini, 2 di Inverigo più Olivier, un francese, conosciuti nell’ostello di Orio Litta. Mi dipingono il barcaiolo come un novello Caronte, burbero e imprevedibile, con il quale prenotiamo il trasporto per il mattino dopo.

Danilo, il barcaiolo, si rivela un personaggio unico ed inimitabile, assolutamente da conoscere, intenso e sanguigno ma come per scherzo, di una vitalità eccezionale: non possiamo esimerci dall’essere ospiti a casa sua per un caffé che dura due ore e non possiamo che concordare con lui che il transitus Padi fatto con la barca non può essere descritto come una variante al percorso a terra, che arriva a Piacenza tramite un ponte (come fa una guida italiana): senza Danilo manca qualcosa di insostituibile.

Questo incontro ci lascia una traccia di entusiasmo indelebile.

Ma, attenzione! All’imbarco sul Po si presentano anche altri 3 pellegrini, partiti molti km indietro alle 4,30 della mattina, e due di questi, Matteo e Alessandra, sono di Abbiategrasso, mentre la terza, Laura, è di Busto Arsizio.

L’intera giornata e quella successiva servono per conoscerci e per scoprire di condividere i tanti motivi che rendono uniche ed entusiasmanti queste esperienze. Come ha detto Matteo, è come se la vita intera fosse contenuta in questo cammino, ma una vita più viva.

Altri pellegrini, per lo più in bici, ho e abbiamo incontrato, una coppia in tandem, uno con la chitarra sul portapacchi. Ciò che ci ha immediatamente accomunato è l’augurio che vale per tutti:

“Buon cammino!”

Domenica 19 giugno 2016: é stato il giorno della mia prima competitiva…

Le Dieci Miglia del Castello sul lago di Endine. É tanto che corro ma questa é la prima volta che corro con un chip addosso che mi terrà un tempo ufficiale. Finalmente io e Graziano coi turni riusciamo a prenderci due giorni per noi e a correre insieme. Avevo proposto la corsa anche alle Salamelle ma non avevo riscosso molte adesioni. “Peccato!” penso!
Poi la domenica, poco prima della partenza leggo sulla pagina delle Salamelle incitazioni, selfies e auguri per la corsa e penso “cavolo, si sono ricordati, che carini!!!” e mentre sto pensando se ce la farò a fare i miei primi 16km competitivi, da dietro una macchina eccoli sbucare gridando “SORPRESA!”…Ambross, la Cla, il Segretario, Barbara, Veró, Giorgy, Claudio Key, il Bomber, Frog (e solo al ristorante saprò che ci sono anche consorti, figli e fidanzati che in quel momento stanno passeggiando al lago!).

Quando li vedo, subito dopo un momento di incredulità e sorpresa, scatta la commozione con un lungo abbraccio ad Ambross. Non potevo crederci. “Non potevamo lasciarti mica da sola…!”. Ecco, quelle parole mi sono tornate indietro come un boomerang. I primi chilometri sono per me davvero difficili perché quella frase risuona nella mia testa come un gong e mi fa ripercorrere gli ultimi mesi. Quella per me non é solo una gara ma un segno di rinascita.

Pochi mesi prima, il 20 novembre, mi hanno tolto con un intervento di 6 ore una neoplasia cerebrale. Fa paura solo a scriverlo o a dirlo. Ricordo ancora che quando io e Graziano siamo entrati nello studio del mio (amato) neurochirurgo (mentre mia mamma con non so quale angoscia ci aspettava fuori) questo ci ha spiegato in cosa consistesse l’intervento.

Io ho ascoltato in silenzio tenendo la mano a Graziano e quando alla fine mi ha chiesto: “Hai domande?” tre sono state le cose che ho chiesto:
1. Complicanze? Risposta: che non riesci più a usare bene il braccio sinistro.
2. Devo tagliarmi i capelli? Risposta: sta a te decidere.
3. Potrò tornare a correre? Risposta: vedremo, col tempo.
Diamine, proprio su questa non mi dà nessuna certezza?

In quei momenti avevo bisogno di pensare che sarei tornata alla mia vita normale perché in pochi giorni, dopo una tac e una risonanza, la mia vita “normale” non c’era più, niente era più come prima. L’intervento riesce, i capelli li ho rasati, le complicanze fortunatamente non arrivano e io inizio una lunga e a tratti dolorosa convalescenza dove le indicazioni mediche sono chiare: riposo e niente emozioni forti. Stai tranquilla a letto ed evita di agitarti. E certo, pare facile.
Ma sono una brava paziente. Ed eseguo. Le giornate in ospedale passano veloci grazie alla mia famiglia che mi sta vicino ma quando la sera vanno via tutti e il buio cala, io mi ritrovo da sola. E ho paura. Le ore non passano. Guardo continuamente l’orologio. Non posso nemmeno accendere la TV perché non voglio svegliare la mia compagna di stanza. E allora rileggo i messaggi che mi sono arrivati sul cellulare o su Facebook, in privato. E molti di queste sono delle Salamelle. Io questo me lo ricordo e me lo ricorderò per sempre. Perché queste persone che fino a qualche anno fa neanche conoscevo, adesso ci sono in uno dei momenti più brutti della mia vita.

Capisco che essere una Salamella non é solo indossare una maglietta verde alle corse ma é un modo di essere. Semplice, genuino, sano. Un vero orgoglio per me.
Queste Salamelle mi hanno aspettato e quando sono tornata mi hanno stretto in un forte abbraccio che mi ha portato a correre i miei primi 16km! In quando tempo? Non lo so. Neanche me lo ricordo. E neanche mi interessa. Mi ricordo solo che all’arrivo erano lì ad aspettarmi e poi io insieme a loro ho aspettato le Salamelle che mancavano. E mi ricordo che quando ho visto quel gonfiabile mi sono commossa perché ce l’avevo fatta. E non da sola.

Questa é la forza di un gruppo: aspettare chi rimane indietro e tifare per chi ti sta davanti.
Ora non mi rimane che fare i miei controlli sperando che “quell’arancia” non ricresca nella mia testolina e so che a ogni controllo dovrò “combattere” contro l’ansia ma sono anche certa che correre con le Salamelle sia un bel modo per non pensare. O per lo meno, per pensare meno.

Grazie ancora Salamelle. La mia rinascita é anche merito vostro.

Per l’Assemblea di venerdi scorso avevo preparato un breve discorso e alcune slides. Alla fine, nel corso della serata, ho deciso di non utilizzarle perche’ avevo gia’ detto abbastanza e non volevo annoiare ulteriormente la platea con le mie parole.

Vorrei pero’ utilizzare il blog come spazio di condivisione per due pensieri:

  • in preparazione all’Assemblea mi sono domandata “Quali parole mi vengono in mente quando penso alle Salamelle?” e, utilizzando il sito http://www.abcya.com/word_clouds.htm ho creato la mia “nuvola di parole” (word-cloud) salamellosa.
    Come funziona? Se scrivete l’elenco di parole che vi vengono in mente, il sistema creera’ la vostra cloud, posizionando in modo casuale le parole e dandogli un peso/dimensione anch’esso casuale.
    Trovo sia un modo carino e divertente per scrivere quello che ci passa per la testa e per ricordarci cosa/quanto significhi per noi qualcuno, qualcosa o un luogo..etc..
    Se vi va, create la vostra cloud salamellosa e condividetela sul blog o su FB🙂
    Interessante (e motivante) per me e’ stato vedere che nella mia cloud salamellosa la parola scritta a caratteri cubitali e’ risultata essere “INSIEME”.

    Guaz_cloud

 

  • l’ultima slide del mio discorso conteneva due delle foto piu’ rappresentative (per me) dell’essenza salamellosa. E sono queste, che non hanno bisogno di troppi commenti:Picture1IMG-20160404-WA0000

 

Un abbraccio,

Guaz

 

ps: perdonate accenti e apostrofi sbagliati, ma con la tastiera in crucco ho solo la Umlaut a disposizione😦